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domenica 13 gennaio 2019

Ti racconto una storia...Le donne guerriere parte II

Quanta luce si può vedere attraverso gli occhi, quanta se ne riesce a tollerare.
E' stato sempre un mio gioco guardare il sole per catturare tutta la sua luce, il suo calore, la forza che ti integra nella luce intensa che va dal giallo, all'arancio ed arriva al rosso, forte intenso in un abbraccio unico irripetibile.
Sento una mano che prende la mia, non conosco a chi appartenga, ma la sento forte,  mi trascina in questo tunnel luminoso, la paura non fa parte di questo luogo.
Piano, molto lentamente inizio a scorgere delle figure che si muovono  intorno a me, mi osservano  non mi conoscono ed io non conosco loro. Ma dove mi trovo, quale buco ho attraversato?
La figura che mi tiene ancora per mano mi parla e sento un suono che mi riempie il cuore, io la conosco...
La domanda ce la facciamo in contemporanea, chi sei? Già chi sono, non riesco a rispondere ci penso, mentre lei si presenta; io sono Pentesilea regina delle Amazzoni, riconosco in te una nostra sorella il tuo nome è Ippolita. Resto ad ascoltare attonita, e come un uragano mi si risvegliano memorie antiche, mi vedo vestita da guerriera, che impugno una spada, mi tuffo urlando contro nemici, mi ritrovo attorniata dalle mie sorelle armate e combattive. Dove vado lo so perfettamente, con chi sono lo ricordo, ma la cosa più bella è che mi riconosco in quel nome, Ippolita.
Al mio fianco che mi fa da guida la mia più grande e fedele amica Pentesilea. Ancora fianco a fianco, come tante volte in battaglia, contro uomini armati che combattevano contro di noi. Sentirla vicina mi ha ridato l'energia che avevo perso, mi sono girata verso di lei e ci siamo abbracciate come solo le Amazzoni sanno fare.
Braccio contro braccio, petto contro petto, l'altro braccio che circonda le spalle.
Da quanto tempo non sentivo quella forza, da quanti anni non ero più stata abbracciata. E proprio questo mi fa tornare in mente le parole della donna che credo fosse la fidanzata di mio marito :"abbracciatevi che è da tanto che non lo fate" e dove incredula ribadivo :"ma lei come fa a saperlo?".
Già come faceva a sapere quello che solo lui poteva sapere, perchè glielo ripetevo in continuazione, come si fa a volersi bene se non si sente il bisogno di abbracciarsi,sentirsi vicini nell'odore, nell'amore. Ma spesso ricevevo  un grugnito di apparente assenso, o meglio un lungo interminabile silenzio, si girava di spalle sentivo perfettamente il suo disprezzo, tutto questo aveva generato in me il grande dolore quello di sentirti un NULLA.
Tutto aveva poi partorito la mia sciocca idea di non essere all'altezza...ma di cosa poi, adesso credo fermamente che chi non riesce ad amare è da ritenersi inferiore come essere umano.
In quel momento ho generato il mio Alien, si è legato all'organo di competenza di quel dolore, il mio seno destro. Chi si occupa come me di medicine naturali sa perfettamente che il seno destro è legato all'uomo, al maschile, che non ti ama, colui che tradisce ogni tuo ideale di amore, quello per cui hai lasciato la tua città, il tuo lavoro, la tua vita, credendo che quel sacrificio valesse bene la scelta che stavi affrontando.
Adesso inizio a definire tutte le persone che mi stanno intorno, le sento vicine, tutte sono legate a me da lontane appartenenze, finalmente a casa.
"Pentesilea come una furia guida falangi di Amazzoni coi loro scudi lunati e in mezzo a mille risalta per la sua cintura d'oro che sotto il seno nudo tiene annodata vergine guerriera, che osa scontrarsi con uomini armati".
Queste parole tornano imperiose nella mente che fa un salto indietro nel tempo, un viaggio a ritroso, oppure un viaggio in un'epoca parallela dove tutto sussiste senza che nulla sia cambiato.
Mi sento finalmente in mezzo alla comprensione profonda, mi ritrovo ad avere la forza, la consapevolezza di esistere, perchè solo attorniata da tanto amore ritrovo il piacere profondo intenso della VITA.
Ritrovo altre compagne che vengono verso di me e mi abbracciano, intanto si apre una distesa fantastica di natura selvaggia, alberi, fiori, profumi intensi mi vengono incontro trascinandomi in un turbinio di sensazioni che penetrano tutti i miei sensi e  la mia pelle, portandomi a quel piacere a lungo negato, il piacere dell'amore.
Penso ad Alteo, lo vedo gareggiare con se stesso, pavoneggiarsi di fronte alle sue prede, mentre sceglie quella che sarà al suo talamo quel giorno, rossa, bruna, bionda, capelli lunghi, corti, seni importanti e sederi che chiamano al sesso. E mi appare sciocco, infantile, mi viene da sorridere e finalmente rido di gusto immaginando, osservando quel film che si muove sotto i miei occhi.
Ritorno alle mie compagne e a quel luogo fiabesco che rimuove ogni dolore, che mi fa sentire finalmente parte della natura, della vita. Inizio a parlare con loro mi ricordano le battaglie al suono del sistro, che ci faceva ingraziare i nostri dei, un suono limpido e cristallino che riempiva il campo di battaglia. Poi mi rivolgo a Pantesilea, inizio a parlare dei i miei dolori, racconto parte della mia vita, quanto mi siano mancate, mi chiede come sia la vita dall'altra parte, e cerco una descrizione che possa rendere la  visione giusta.
"Di la' esistono tecnologie che qui sembra non esistano, si vive in case riscaldate, perfettamente arredate, piene di ogni comfort ma manca la luce che avete qui, siamo senza suoni ma siamo pieni di frastuoni, qui avete i sorrisi, noi abbiamo facebook, qui avete il contatto fisico, noi abbiamo internet, voi avete gli alberi i fiori, noi abbiamo quasi distrutto tutto per fare spazio al nostro egoismo.
Abbiamo creato rapporti falsi, fatti di lievi sorrisi tanto da non arricciare il naso, in modo da non aprire troppo la bocca, restando imperturbabili di fronte a tragedie, malattie, solitudine, abbiamo contrapposto all'osservazione dell'uomo la tac, risonanze magnetiche, ecografie, radiografie, mammografie....vige il motto andiamo a vedere, non si ascolta il racconto del paziente, non si fanno osservazioni, il medico incapace si affida alla tecnologia, che lui stesso ha creato.
Ma una cosa è certa non riusciamo a guarire perchè la malattia è vista come una punizione, come un handicap, qualcosa di cui non si deve parlare, tutto il nostro mondo di la' è pura ipocrisia, le donne credono di essere al pari dell'uomo, ma non è mai stato vero, il nostro lavoro è sempre sottovalutato, quando non siamo più appetibili come forme sessuali, veniamo scaricate come vecchie auto, l'unica cosa che ci distingue dalle auto che non c'è rottamazione da pagare, quando l'uomo anzi il maschio ritiene di essere stato abbandonato perchè, civilmente, anche se con dolore, provi a separarti, ti uccide, vedere come sono aumentati gli omicidi di donne".
A questo punto sento una forte rabbia che si scatena nelle mie compagne, "Pantesilea credi che potreste venire dall'altra parte e fare guerra a questo mondo di maschi prepotenti?" Lei mi risponde "credi che servirebbe? Nulla è più forte della comprensione che passa attraverso l'amore universale che lega ogni essere umano alle Divinità che ci hanno donato la vita, cerca di vedere oltre il tuo ottuso dolore, che sta fermando la tua capacità di accogliere, di vedere quello che ti sei sempre prefissa quando vivevi con noi. La vita è solo un cammino da un "giro" all'altro, ci serve per crescere per diventare perfetti arrivando a quegli spiriti chiamati "vite raggianti", dopo ogni giro c'è un momento di riposo, il "pralaya". In questo momento l'uomo lascia dietro di se un seme immerso in un letargo, proprio da questo nascerà l'uomo del Sole.
Allora potrai ritrovare la vera Ippolita, riconoscendoti in quello che ora sei nel tuo nome di adesso Dorotea"
"Perdonami ma non ti capisco, cosa dovrei fare adesso, uscire da questo incanto e tornare in quell'inferno dantesco? Mi vuoi rimandare da dove sono venuta?".
"Adesso lo puoi fare non avere paura di affrontare la rinuncia al tuo seno, lo hai già fatto quando eri Ippolita, non avere paura di restare senza un compagno, è una scelta che hai già accettata come forma di vita, non avere paura di curarti, segui le tue conoscenze mediche, i tuoi rimedi naturali, trasforma in LUCE la tua vita offuscata dall'odio, dall'invidia, dal rancore, molto spesso donne come noi non possono essere amate perchè la loro forza induce debolezza nel maschio rendendolo ridicolo nel ruolo a loro ascritto nei millenni. Questo accadrà quando anche la natura maschile convertirà in luce le sue tenebre. Quando la loro bassa materia farà rinascere lo spirito, quando e solo allora noi potremo essere amate, comprese, rispettate, allora il mondo sarà nell'era del Sole, l'evoluzione terrestre porta a mitigare e domare il carattere animale dell'uomo. Va torna alla tua era e porta con te la nostra forza vitale, ricorda nei momenti tristi e di solitudine che non sei sola, ma che appartieni al mondo delle Amazzoni."
Mi sento improvvisamente trascinata in un turbine e mi ritrovo seduta sulla panchina, con gli esami sulle mani, a fissare quella porta Magica che ancora una volta mi ha dato risposte, sento ancora l'abbraccio forte che ci siamo scambiate con le sorelle Amazzoni, sento ancora l'odore e il calore della stretta di Pentesilea, la mia dolce, forte incorruttibile amica guerriera.
Adesso so cosa fare, e sono certa anzi sicura che guarirò perchè ho ritrovato il motivo per cui esisto ...sono IO la mia esistenza, sono IO la mia forza quella da amare nonostante tutto!

La vostra Amazzone Ippolita

Con affetto e pazienza leggete

Doriana



giovedì 1 novembre 2018

Ti racconto una storia... Le donne guerriere


Prefazione

Difficile descrivere quello che ti riguarda tanto da vicino da essere te stessa. Voglio far diventare una storia vera una fiaba, una favola di questi tempi per provare a comunicare a molte donne quello che si prova durante una malattia così invadente, invalidante, che mortifica la femminilità.
Il cancro al seno, che corrode il corpo e distrugge la mente, alienando l'anima.
Questa favola ci aiuterà a lasciare andare il dolore, quello che ha il colore Nero, che porta il suono Cupo, che non ti fa vedere la Luce.
Spero di riuscire in questo intento e di portare a leggere questa storia, portando una consapevolezza che si può vincere attraverso il dolore la tristezza, diventare "GRANDI"
                                                Doriana


Una mattina di ottobre mi ritrovo seduta su una panchina, il sole limpido che splende sopra la mia testa, la confusione che sovrasta la mia mente, la risposta dell'ecografia nelle mie mani.
Tante volte ho fatto controlli, mammografia, ecografia, ma questa volta è diverso, la risposta è terribile: "L'indagine mostra massa solida del QSE della mammella destra di 3 cm a contorni irregolari, la score elastosonografico è di tipo 3-4 infiltrante, Due linfonodi di 8mm del cavo ascellare destro".
Leggo e rileggo, e sembra quasi che non riesco a capire, ma la sentenza è chiara, cancro del seno dx con due linfonodi presi dalla malattia.
Sento un vuoto interiore, è come se non riuscissi a provare niente, come se questo non mi appartenesse. Cerco nella memoria cosa possa aver determinato questo, sono sempre stata una salutista a dir poco perfetta, niente fumo, niente alcolici, alimentazione al limite della perfezione, non ci sono casi familiari. Allora cosa ha fatto crescere questo Alien??!
Mi accorgo di essere arrivata al solito posto dove spesso mi raccolgo quasi in preghiera, dove arrivo a meditare nel più assoluto silenzio, contemplativa, e silenziosa ritrovo la serenità profonda dell'anima.
Seduta sulla mia solita panchina di fronte alla Porta Magica, la guardo senza vederla, come sempre quando ho un dolore, una difficoltà, qualcosa a cui non so dare risposta, mi siedo in silenzio, osservo quel riquadro con i due guardiani che sembra volerti dire che non a tutti è permesso varcare quel luogo, che non tutti possono comprendere quello che si nasconde oltre quell'antro apparentemente chiuso, aperto solo alle menti elette.
Tutto svanisce, riesco a leggere la scritta sopra la porta "tri sunt mirabilia a deus et homo mater et virgo trinus et unus", ritrovo nelle mie memorie l'antico latino, riesco a distrarmi traducendo la frase;
"tre sono le cose mirabili: Dio e l'uomo, la madre e la vergine, l'Uno e il Trino". Sposto il pensiero a tutto quello che mi ha sempre affascinato, l'alchimia, la magia, l'esoterismo, e torno ad un lontano ricordo, quando da bambina credevo fermamente di appartenere all'antico popolo delle amazzoni.
Donne di estrema forza non solo fisica ma morale interiore con la capacità di vivere senza quella estrema parte virile, facendo a meno del maschio.
Rispolvero le mie conoscenze, e fantastico come sarebbe stata la mia vita se fossi appartenuta alla loro etnia, alla loro perfetta società: " guerriera ardita, che succinta e ristretta in gregio d'oro l'adusta
mamma, ardente e furiosa tra mille e mille, ancor che donna e vergine di qual sia cavalier non teme intoppo".
Vago tra tanti ricordi e tornano le mie peripezie matrimoniali, rivedo gli ultimi momenti con Alteo, mio marito, desiderato, amato, sposato con l'anima e con il cuore. Riprovo dolore a tutto quello accaduto negli ultimi anni tra me e lui, silenzi, indifferenza, quasi fossi trasparente, nella continua ed assoluta incapacità di parlare, di riuscire a spiegare cosa stesse accadendo tra di noi, a volte non riuscivo a trattenere le urla della mia anima che ferita e mortificata dalle continue menzogne usciva dalla bocca che si spalancava in urlo feroce carico di dolore assolutamente non ascoltato, a volte deriso. Cosa ci aveva portato a tutto quel non vederci più, eppure pensavo che ci fosse molto tra noi, abbiamo sempre fantasticato sul nostro incontrarci fatto di magia, il nostro rapporto qualcosa di alchemicamente perfetto.
Quel mostro che stava crescendo nel mio seno lo avevo generato pensando che potesse rendermi visibile ad un uomo che non provava per me nessun sentimento, fosse anche quello più materiale del sesso, oltrepassava la mia persona continuando a guardare oltre dove non vedevo il suo punto, dove guardi ogni volta che stiamo parlando? Cosa pensi ogni qualvolta ti propongo un discorso un pensiero una idea una scemenza, come quando si parla del più e del meno, il tempo, la politica, niente ti interessa, ma la cosa che fa più dolore il tuo continuo ripetermi "cosa hai detto? Non ti sento!!", già!, non sentire quell'essere che cerca di attirare la tua attenzione anche con delle cose banali sciocche, pur di essere presa in considerazione.
Anni passati insieme, nelle difficoltà di vita per il tuo lavoro, non sempre perfetto e amato da te, che per una eternità mi hai ripetuto che non eri nato per fare quel tipo di lavoro che stavi facendo, quasi fossi stato costretto dal nostro stare insieme. Il nostro incontro magico e fantastico si era ormai tramutato in un incubo, in una orrida sequenza monotona di vita banale, la cosa che almeno avevamo evitato, d'accordo o quasi, era di non avere figli, cosa che avevo accettato pur di avere te, avevo dovuto fare una scelta che tempo indietro mi era sembrato naturale e quasi giusta, il tuo grande amore per me non aveva spazio per altri esseri che potessero rubare i nostri spazi.
E anche quella volta avevo pensato di scegliere, ma così non era, il tuo egoismo affluiva nel mio corpo, esplodeva nel mio spirito, determinava delle scelte che non erano le mie ma alle quali mi legavo strettamente come se lo fossero.
Lasciare il mio lavoro perché il tuo era più importante, anche questa mi sembrò una mia scelta giusta tanto il mio ed il tuo amore avrebbero riempito quello spazio vuoto.
Lasciare la mia città per scegliere la tua dove secondo te si viveva meglio, ma soprattutto c'era il tuo lavoro, tutto il "TUO" era più importante del piccolo "mio".
Adesso sto qui in compagnia del mio Alien e dei miei dubbi, perché l'ho fatto, perché ho lasciato il mio tutto nelle tue mani, perché ho abbandonato le mie idee per le tue certezze, perché...perché..e mi logoro nella stanchezza di quesiti che resteranno senza risposte.
Guardo di nuovo verso la Porta Alchemica, il suo vero ed antico nome, fisso le due statue che sembrano guardarmi chiedendomi anche loro "perché l'hai fatto?", all'improvviso una grande luce ferisce i miei occhi, non riesco più a vedere, mi lascio andare a quella luminosità che sento entrare nel mio corpo, l'attraversa, lo riempie, sento una strana forza che mi inebria, il mio viso si rilassa, la mia mente abbandona quegli orridi pensieri, mi accorgo che la porta si apre, anzi si spalanca ed io mi sento attratta, mi lascio trascinare mi alzo e cammino verso di lei, percepisco una voce che stranamente mi risuona familiare.
Entro senza più paure, senza timori, conscia della capacità di comprendere quello che mi sta accadendo.