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domenica 1 settembre 2019

Ti racconto una storia...L'Illusionista


Un pomeriggio da non dimenticare. Stavo in sala di aspetto e stavo riordinando gli appuntamenti e gli incontri di yoga casualmente mi trovo ad ascoltare, mio malgrado, i commenti di due maschi, uno di nome Francesco, l'altro mio marito Alessandro, o quello che ritenevo tale fino a qualche minuto prima! Parlano della donna di un altro con espressioni da uomini di bettola, Alessandro esprime tutta la sua libidine e approvazione riguardo alla femmina che si trova fuori!
Resto allibita, non avrei mai pensato lui in questa veste. Immaginavo che da molto tempo non mi fosse fedele, ma che dentro il posto dove lavoro anch'io riuscisse ad essere così squallido...no non ci arrivavo neanche con la mia più fervida fantasia.
Mi costringo a restare in ascolto di quelle esclamazioni di meraviglia difronte a tanta bellezza ed eleganza, mugolii di approvazioni ed esclamazioni molto maschili, che ho volutamente rimosso dalla mia mente. Arriva il turno della "splendida".
Voce da gatta in calore con suoni acuti e soffici dove si aggiungono i miagolii di Alessandro!
Quella che spesso inveisce contro di me con allucinanti "ma che vuoi?", "ah si va beh!", adesso era diventata una voce melliflua, con accordi suadenti, insomma classica modalità DEFICIENTE a caccia.
Resto seduta ad ascoltare , anche perchè non riesco a muovermi da lì, escono dalla stanza mi passano davanti e non si accorgono della mia presenza; tutti questi anni vissuti con lui!
Non riesco a crederci, ecco spiegato il motivo di tanta indifferenza e violenza verbale, a volte si è ciechi e sordi, non si vuole comprendere il cambiamento avvenuto negli ultimi anni di matrimonio, il modo sempre sbrigativo di rispondermi, che andava verso il grugnito o un latrato, per arrivare ad un abbaiare nei miei confronti, sempre scocciato e frettoloso, di chi non ha mai tempo da perdere con una scema come me.
Ad ascoltare quei suoni melodiosi uscire dalla bocca di mio marito, mi faceva star male, più che se lo avessi trovato a fare sesso con un'altra donna!!!
Mi sono sentita usata, distrutta, umiliata, abbandonata, sola, tutto in un secondo; nessuno può comprendere se non ha provato cosa si sente in quel momento, gli occhi si aprono improvvisamente e la luce violenta ti ferisce come una spada, entra e ti trafigge, resti annichilita, sgomenta, nelle orecchie l'eco fastidioso di quelle parole che ti rintronano il cervello.
Mi sono tornati in mente i dieci anni di rapporti sessuali sempre più diradati e di fretta, mi sono tornati in mente la solitudine e la difficoltà di vivere quella relazione logora e senza più sentimento, senza conforto ed aiuto, mi sono tornate alla mente le mie richieste prima educate seguite dalle mie urla sconnesse perchè mi desse delle spiegazioni, invece in cambio ho avuto silenzi, a volte con delle risposte senza senso, dei grugniti, sempre accompagnati da un girare le spalle e andare via.
Arrivavo a sentirmi stupida, sola, inadeguata, sciocca, inutile, ma soprattutto non più "DONNA", ma solo un fantoccio senza forme umane, senza una identità, una perfetta idiota.
Sono rimasta seduta sulla sedia anche quando è uscito e non si è accorto della mia presenza tanto era preso dall'avvenenza della sua paziente; non si è accorto subito di me come sempre, quando si gira, il suo stupore e la sua meraviglia lo tradisce, sbianca e si irrigidisce, ma ormai è bravo a mistificare l'imbarazzo e come sempre fa finta di niente.
Lei splendida nel suo abbigliamento da 5.000 euro, tacco dodici,borsa coordinata, tutto assolutamente griffato, mi guarda con aria di sufficienza e di compatimento insieme, tirano fuori un argomento banale su un apparecchietto che lei usava, facendolo sembrare la cosa  più importante in quella conversazione, vengo chiamata in causa anch'io perchè la cosa poteva interessarmi.
In quel preciso momento sono morta, mi sono sentita distrutta, come se vent'anni con lui fossero stati solo una grande "cazzata", perché non ho capito, perché ho fatto finta di non comprendere che quell'essere che mi costringevo ancora a credere mio marito non aveva per me nessunissimo interesse, neanche umano.
Ho vissuto di illusioni, di idee che erano solo mie e mi sono resa conto di averle vissute con un "ILLUSIONISTA" che per anni mi ha fatto credere che lui la pensasse come me su tante cose, che fossimo coinvolti anche sulle idee lavorative nella stessa direzione, ritrovarmi truffata, sfruttata e, come donna, violentata nel peggiore dei modi.
Ho avuto per la prima volta la sensazione di un grande vuoto, mi sono chiesta "adesso che faccio?",
sono vissuta tutti questi anni dentro una stanza buia, improvvisamente qualcuno aveva aperto una finestra e la stanza si era inondata di luce accecante che mi feriva gli occhi, ero cieca, disorientata non sapevo cosa fare.
Allora mi è tornato in mente quello che mi ripetevo quando tutto mi appariva confuso, nel caos...aspetta resta ferma.
                 
"La vita non dovrebbe essere un viaggio organizzato 
verso la tomba, 
che raggiungiamo sicuri e senza contrattempi 
in un corpo attraente e ben conservato. 
E' piuttosto un percorso per vie traverse, 
con un bicchiere di champagne in una mano, 
   una manciata di fragole nell'altra, 
 il corpo scrupolosamente consunto dall'uso,
il cuore aperto, 
lo spirito libero da vincoli, 
 l'anima pronta a librarsi in alto, 
    gridando esausti:
"Wow che viaggio!".


Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.


domenica 13 gennaio 2019

Ti racconto una storia...Le donne guerriere parte II

Quanta luce si può vedere attraverso gli occhi, quanta se ne riesce a tollerare.
E' stato sempre un mio gioco guardare il sole per catturare tutta la sua luce, il suo calore, la forza che ti integra nella luce intensa che va dal giallo, all'arancio ed arriva al rosso, forte intenso in un abbraccio unico irripetibile.
Sento una mano che prende la mia, non conosco a chi appartenga, ma la sento forte,  mi trascina in questo tunnel luminoso, la paura non fa parte di questo luogo.
Piano, molto lentamente inizio a scorgere delle figure che si muovono  intorno a me, mi osservano  non mi conoscono ed io non conosco loro. Ma dove mi trovo, quale buco ho attraversato?
La figura che mi tiene ancora per mano mi parla e sento un suono che mi riempie il cuore, io la conosco...
La domanda ce la facciamo in contemporanea, chi sei? Già chi sono, non riesco a rispondere ci penso, mentre lei si presenta; io sono Pentesilea regina delle Amazzoni, riconosco in te una nostra sorella il tuo nome è Ippolita. Resto ad ascoltare attonita, e come un uragano mi si risvegliano memorie antiche, mi vedo vestita da guerriera, che impugno una spada, mi tuffo urlando contro nemici, mi ritrovo attorniata dalle mie sorelle armate e combattive. Dove vado lo so perfettamente, con chi sono lo ricordo, ma la cosa più bella è che mi riconosco in quel nome, Ippolita.
Al mio fianco che mi fa da guida la mia più grande e fedele amica Pentesilea. Ancora fianco a fianco, come tante volte in battaglia, contro uomini armati che combattevano contro di noi. Sentirla vicina mi ha ridato l'energia che avevo perso, mi sono girata verso di lei e ci siamo abbracciate come solo le Amazzoni sanno fare.
Braccio contro braccio, petto contro petto, l'altro braccio che circonda le spalle.
Da quanto tempo non sentivo quella forza, da quanti anni non ero più stata abbracciata. E proprio questo mi fa tornare in mente le parole della donna che credo fosse la fidanzata di mio marito :"abbracciatevi che è da tanto che non lo fate" e dove incredula ribadivo :"ma lei come fa a saperlo?".
Già come faceva a sapere quello che solo lui poteva sapere, perchè glielo ripetevo in continuazione, come si fa a volersi bene se non si sente il bisogno di abbracciarsi,sentirsi vicini nell'odore, nell'amore. Ma spesso ricevevo  un grugnito di apparente assenso, o meglio un lungo interminabile silenzio, si girava di spalle sentivo perfettamente il suo disprezzo, tutto questo aveva generato in me il grande dolore quello di sentirti un NULLA.
Tutto aveva poi partorito la mia sciocca idea di non essere all'altezza...ma di cosa poi, adesso credo fermamente che chi non riesce ad amare è da ritenersi inferiore come essere umano.
In quel momento ho generato il mio Alien, si è legato all'organo di competenza di quel dolore, il mio seno destro. Chi si occupa come me di medicine naturali sa perfettamente che il seno destro è legato all'uomo, al maschile, che non ti ama, colui che tradisce ogni tuo ideale di amore, quello per cui hai lasciato la tua città, il tuo lavoro, la tua vita, credendo che quel sacrificio valesse bene la scelta che stavi affrontando.
Adesso inizio a definire tutte le persone che mi stanno intorno, le sento vicine, tutte sono legate a me da lontane appartenenze, finalmente a casa.
"Pentesilea come una furia guida falangi di Amazzoni coi loro scudi lunati e in mezzo a mille risalta per la sua cintura d'oro che sotto il seno nudo tiene annodata vergine guerriera, che osa scontrarsi con uomini armati".
Queste parole tornano imperiose nella mente che fa un salto indietro nel tempo, un viaggio a ritroso, oppure un viaggio in un'epoca parallela dove tutto sussiste senza che nulla sia cambiato.
Mi sento finalmente in mezzo alla comprensione profonda, mi ritrovo ad avere la forza, la consapevolezza di esistere, perchè solo attorniata da tanto amore ritrovo il piacere profondo intenso della VITA.
Ritrovo altre compagne che vengono verso di me e mi abbracciano, intanto si apre una distesa fantastica di natura selvaggia, alberi, fiori, profumi intensi mi vengono incontro trascinandomi in un turbinio di sensazioni che penetrano tutti i miei sensi e  la mia pelle, portandomi a quel piacere a lungo negato, il piacere dell'amore.
Penso ad Alteo, lo vedo gareggiare con se stesso, pavoneggiarsi di fronte alle sue prede, mentre sceglie quella che sarà al suo talamo quel giorno, rossa, bruna, bionda, capelli lunghi, corti, seni importanti e sederi che chiamano al sesso. E mi appare sciocco, infantile, mi viene da sorridere e finalmente rido di gusto immaginando, osservando quel film che si muove sotto i miei occhi.
Ritorno alle mie compagne e a quel luogo fiabesco che rimuove ogni dolore, che mi fa sentire finalmente parte della natura, della vita. Inizio a parlare con loro mi ricordano le battaglie al suono del sistro, che ci faceva ingraziare i nostri dei, un suono limpido e cristallino che riempiva il campo di battaglia. Poi mi rivolgo a Pantesilea, inizio a parlare dei i miei dolori, racconto parte della mia vita, quanto mi siano mancate, mi chiede come sia la vita dall'altra parte, e cerco una descrizione che possa rendere la  visione giusta.
"Di la' esistono tecnologie che qui sembra non esistano, si vive in case riscaldate, perfettamente arredate, piene di ogni comfort ma manca la luce che avete qui, siamo senza suoni ma siamo pieni di frastuoni, qui avete i sorrisi, noi abbiamo facebook, qui avete il contatto fisico, noi abbiamo internet, voi avete gli alberi i fiori, noi abbiamo quasi distrutto tutto per fare spazio al nostro egoismo.
Abbiamo creato rapporti falsi, fatti di lievi sorrisi tanto da non arricciare il naso, in modo da non aprire troppo la bocca, restando imperturbabili di fronte a tragedie, malattie, solitudine, abbiamo contrapposto all'osservazione dell'uomo la tac, risonanze magnetiche, ecografie, radiografie, mammografie....vige il motto andiamo a vedere, non si ascolta il racconto del paziente, non si fanno osservazioni, il medico incapace si affida alla tecnologia, che lui stesso ha creato.
Ma una cosa è certa non riusciamo a guarire perchè la malattia è vista come una punizione, come un handicap, qualcosa di cui non si deve parlare, tutto il nostro mondo di la' è pura ipocrisia, le donne credono di essere al pari dell'uomo, ma non è mai stato vero, il nostro lavoro è sempre sottovalutato, quando non siamo più appetibili come forme sessuali, veniamo scaricate come vecchie auto, l'unica cosa che ci distingue dalle auto che non c'è rottamazione da pagare, quando l'uomo anzi il maschio ritiene di essere stato abbandonato perchè, civilmente, anche se con dolore, provi a separarti, ti uccide, vedere come sono aumentati gli omicidi di donne".
A questo punto sento una forte rabbia che si scatena nelle mie compagne, "Pantesilea credi che potreste venire dall'altra parte e fare guerra a questo mondo di maschi prepotenti?" Lei mi risponde "credi che servirebbe? Nulla è più forte della comprensione che passa attraverso l'amore universale che lega ogni essere umano alle Divinità che ci hanno donato la vita, cerca di vedere oltre il tuo ottuso dolore, che sta fermando la tua capacità di accogliere, di vedere quello che ti sei sempre prefissa quando vivevi con noi. La vita è solo un cammino da un "giro" all'altro, ci serve per crescere per diventare perfetti arrivando a quegli spiriti chiamati "vite raggianti", dopo ogni giro c'è un momento di riposo, il "pralaya". In questo momento l'uomo lascia dietro di se un seme immerso in un letargo, proprio da questo nascerà l'uomo del Sole.
Allora potrai ritrovare la vera Ippolita, riconoscendoti in quello che ora sei nel tuo nome di adesso Dorotea"
"Perdonami ma non ti capisco, cosa dovrei fare adesso, uscire da questo incanto e tornare in quell'inferno dantesco? Mi vuoi rimandare da dove sono venuta?".
"Adesso lo puoi fare non avere paura di affrontare la rinuncia al tuo seno, lo hai già fatto quando eri Ippolita, non avere paura di restare senza un compagno, è una scelta che hai già accettata come forma di vita, non avere paura di curarti, segui le tue conoscenze mediche, i tuoi rimedi naturali, trasforma in LUCE la tua vita offuscata dall'odio, dall'invidia, dal rancore, molto spesso donne come noi non possono essere amate perchè la loro forza induce debolezza nel maschio rendendolo ridicolo nel ruolo a loro ascritto nei millenni. Questo accadrà quando anche la natura maschile convertirà in luce le sue tenebre. Quando la loro bassa materia farà rinascere lo spirito, quando e solo allora noi potremo essere amate, comprese, rispettate, allora il mondo sarà nell'era del Sole, l'evoluzione terrestre porta a mitigare e domare il carattere animale dell'uomo. Va torna alla tua era e porta con te la nostra forza vitale, ricorda nei momenti tristi e di solitudine che non sei sola, ma che appartieni al mondo delle Amazzoni."
Mi sento improvvisamente trascinata in un turbine e mi ritrovo seduta sulla panchina, con gli esami sulle mani, a fissare quella porta Magica che ancora una volta mi ha dato risposte, sento ancora l'abbraccio forte che ci siamo scambiate con le sorelle Amazzoni, sento ancora l'odore e il calore della stretta di Pentesilea, la mia dolce, forte incorruttibile amica guerriera.
Adesso so cosa fare, e sono certa anzi sicura che guarirò perchè ho ritrovato il motivo per cui esisto ...sono IO la mia esistenza, sono IO la mia forza quella da amare nonostante tutto!

La vostra Amazzone Ippolita

Con affetto e pazienza leggete

Doriana



giovedì 1 novembre 2018

Ti racconto una storia... Le donne guerriere


Prefazione

Difficile descrivere quello che ti riguarda tanto da vicino da essere te stessa. Voglio far diventare una storia vera una fiaba, una favola di questi tempi per provare a comunicare a molte donne quello che si prova durante una malattia così invadente, invalidante, che mortifica la femminilità.
Il cancro al seno, che corrode il corpo e distrugge la mente, alienando l'anima.
Questa favola ci aiuterà a lasciare andare il dolore, quello che ha il colore Nero, che porta il suono Cupo, che non ti fa vedere la Luce.
Spero di riuscire in questo intento e di portare a leggere questa storia, portando una consapevolezza che si può vincere attraverso il dolore la tristezza, diventare "GRANDI"
                                                Doriana


Una mattina di ottobre mi ritrovo seduta su una panchina, il sole limpido che splende sopra la mia testa, la confusione che sovrasta la mia mente, la risposta dell'ecografia nelle mie mani.
Tante volte ho fatto controlli, mammografia, ecografia, ma questa volta è diverso, la risposta è terribile: "L'indagine mostra massa solida del QSE della mammella destra di 3 cm a contorni irregolari, la score elastosonografico è di tipo 3-4 infiltrante, Due linfonodi di 8mm del cavo ascellare destro".
Leggo e rileggo, e sembra quasi che non riesco a capire, ma la sentenza è chiara, cancro del seno dx con due linfonodi presi dalla malattia.
Sento un vuoto interiore, è come se non riuscissi a provare niente, come se questo non mi appartenesse. Cerco nella memoria cosa possa aver determinato questo, sono sempre stata una salutista a dir poco perfetta, niente fumo, niente alcolici, alimentazione al limite della perfezione, non ci sono casi familiari. Allora cosa ha fatto crescere questo Alien??!
Mi accorgo di essere arrivata al solito posto dove spesso mi raccolgo quasi in preghiera, dove arrivo a meditare nel più assoluto silenzio, contemplativa, e silenziosa ritrovo la serenità profonda dell'anima.
Seduta sulla mia solita panchina di fronte alla Porta Magica, la guardo senza vederla, come sempre quando ho un dolore, una difficoltà, qualcosa a cui non so dare risposta, mi siedo in silenzio, osservo quel riquadro con i due guardiani che sembra volerti dire che non a tutti è permesso varcare quel luogo, che non tutti possono comprendere quello che si nasconde oltre quell'antro apparentemente chiuso, aperto solo alle menti elette.
Tutto svanisce, riesco a leggere la scritta sopra la porta "tri sunt mirabilia a deus et homo mater et virgo trinus et unus", ritrovo nelle mie memorie l'antico latino, riesco a distrarmi traducendo la frase;
"tre sono le cose mirabili: Dio e l'uomo, la madre e la vergine, l'Uno e il Trino". Sposto il pensiero a tutto quello che mi ha sempre affascinato, l'alchimia, la magia, l'esoterismo, e torno ad un lontano ricordo, quando da bambina credevo fermamente di appartenere all'antico popolo delle amazzoni.
Donne di estrema forza non solo fisica ma morale interiore con la capacità di vivere senza quella estrema parte virile, facendo a meno del maschio.
Rispolvero le mie conoscenze, e fantastico come sarebbe stata la mia vita se fossi appartenuta alla loro etnia, alla loro perfetta società: " guerriera ardita, che succinta e ristretta in gregio d'oro l'adusta
mamma, ardente e furiosa tra mille e mille, ancor che donna e vergine di qual sia cavalier non teme intoppo".
Vago tra tanti ricordi e tornano le mie peripezie matrimoniali, rivedo gli ultimi momenti con Alteo, mio marito, desiderato, amato, sposato con l'anima e con il cuore. Riprovo dolore a tutto quello accaduto negli ultimi anni tra me e lui, silenzi, indifferenza, quasi fossi trasparente, nella continua ed assoluta incapacità di parlare, di riuscire a spiegare cosa stesse accadendo tra di noi, a volte non riuscivo a trattenere le urla della mia anima che ferita e mortificata dalle continue menzogne usciva dalla bocca che si spalancava in urlo feroce carico di dolore assolutamente non ascoltato, a volte deriso. Cosa ci aveva portato a tutto quel non vederci più, eppure pensavo che ci fosse molto tra noi, abbiamo sempre fantasticato sul nostro incontrarci fatto di magia, il nostro rapporto qualcosa di alchemicamente perfetto.
Quel mostro che stava crescendo nel mio seno lo avevo generato pensando che potesse rendermi visibile ad un uomo che non provava per me nessun sentimento, fosse anche quello più materiale del sesso, oltrepassava la mia persona continuando a guardare oltre dove non vedevo il suo punto, dove guardi ogni volta che stiamo parlando? Cosa pensi ogni qualvolta ti propongo un discorso un pensiero una idea una scemenza, come quando si parla del più e del meno, il tempo, la politica, niente ti interessa, ma la cosa che fa più dolore il tuo continuo ripetermi "cosa hai detto? Non ti sento!!", già!, non sentire quell'essere che cerca di attirare la tua attenzione anche con delle cose banali sciocche, pur di essere presa in considerazione.
Anni passati insieme, nelle difficoltà di vita per il tuo lavoro, non sempre perfetto e amato da te, che per una eternità mi hai ripetuto che non eri nato per fare quel tipo di lavoro che stavi facendo, quasi fossi stato costretto dal nostro stare insieme. Il nostro incontro magico e fantastico si era ormai tramutato in un incubo, in una orrida sequenza monotona di vita banale, la cosa che almeno avevamo evitato, d'accordo o quasi, era di non avere figli, cosa che avevo accettato pur di avere te, avevo dovuto fare una scelta che tempo indietro mi era sembrato naturale e quasi giusta, il tuo grande amore per me non aveva spazio per altri esseri che potessero rubare i nostri spazi.
E anche quella volta avevo pensato di scegliere, ma così non era, il tuo egoismo affluiva nel mio corpo, esplodeva nel mio spirito, determinava delle scelte che non erano le mie ma alle quali mi legavo strettamente come se lo fossero.
Lasciare il mio lavoro perché il tuo era più importante, anche questa mi sembrò una mia scelta giusta tanto il mio ed il tuo amore avrebbero riempito quello spazio vuoto.
Lasciare la mia città per scegliere la tua dove secondo te si viveva meglio, ma soprattutto c'era il tuo lavoro, tutto il "TUO" era più importante del piccolo "mio".
Adesso sto qui in compagnia del mio Alien e dei miei dubbi, perché l'ho fatto, perché ho lasciato il mio tutto nelle tue mani, perché ho abbandonato le mie idee per le tue certezze, perché...perché..e mi logoro nella stanchezza di quesiti che resteranno senza risposte.
Guardo di nuovo verso la Porta Alchemica, il suo vero ed antico nome, fisso le due statue che sembrano guardarmi chiedendomi anche loro "perché l'hai fatto?", all'improvviso una grande luce ferisce i miei occhi, non riesco più a vedere, mi lascio andare a quella luminosità che sento entrare nel mio corpo, l'attraversa, lo riempie, sento una strana forza che mi inebria, il mio viso si rilassa, la mia mente abbandona quegli orridi pensieri, mi accorgo che la porta si apre, anzi si spalanca ed io mi sento attratta, mi lascio trascinare mi alzo e cammino verso di lei, percepisco una voce che stranamente mi risuona familiare.
Entro senza più paure, senza timori, conscia della capacità di comprendere quello che mi sta accadendo.

giovedì 14 dicembre 2017

Anna e Marco...

Quando si avvicinano le feste natalizie mi sento sempre triste, non so perfettamente il motivo, ma tornano alla memoria storie e momenti di vita lontane.
I ricordi affollano la mente e riempiono il cuore di malinconica luce, e come in un film si dipartono immagini, voci, suoni che affollano le cellule cerebrali che lentamente ripropongono pensieri che sembravano totalmente seppelliti.
Torno indietro e mi torna alla mente la canzone di Lucio Dalla, Anna e Marco, legata a lontani ricordi e riesco a visualizzare momenti particolarmente intensi che mi regalano ancora sensazioni miste di felicità e tristezza, tutto si mescola in una forte voglia di rivivere quei momenti attraverso la memoria. Ed ecco riapparire nelle orecchie la musica e le parole di quella canzone che ha portato per mano una storia d'amore giovanile.
Avere vent'anni e innamorarsi di un ragazzo della tua stessa età, conosciuto attraverso una tua cara amica, prendersi per mano e iniziare un viaggio insieme, che doveva durare per sempre. Sensazioni struggenti che ti catapultano indietro come se fosse una macchina del tempo, e ritrovi profumi, voci, risate che risuonano nelle orecchie.
Immagini che scorrono veloci alcune belle, altre tristi, altre ancora ti fanno sorridere.
Lui allievo pilota, tu diplomata senza lavoro, cosa ci ha uniti non me lo spiego, cosa ci ha allontanati questo lo ricordo bene, la sua voglia di diventare un grande pilota di caccia, la forza che lo faceva diventare determinato e sicuro davanti ad ogni situazione.
Ci ha uniti la grande diversità, quella che poi lega tutti gli esseri umani, trovare nell'altro quello che manca a te.
A me mancava la determinazione, il coraggio di intraprendere una strada che portava a vivere la mia vita per quella che era, non fatta di sogni e di romanticherie.
Cosa ci ha diviso? Un oceano, l'oceano Atlantico che divide l'Italia dall'America, la sua carriera, la gioventù, la lontananza e chissà quante cose ancora!
Questa canzone mi ha fatto piangere per tanto tempo, ritrovavo un po' la nostra storia, strofe come "Anna con le amiche, Anna che vorrebbe andar via", ma sicuramente quella più vicina a quel momento è questa frase,  "Ma l'America è lontana, dall'altra parte della luna...".
Purtroppo non è finita come la canzone "qualcuno li ha visti tornare tenendosi per mano", la nostra  storia si interrompe attraverso un telefono, dall'altra parte della luna una voce mi dice che non può continuare, percepisco ancora quel dolore sordo, quella rabbia infinita, ma soprattutto la mia  solita richiesta " perché", rimasta senza risposta.
La cosa bella che se mi rivedo e mi ascolto non sono cambiata, sono rimasta una instancabile romantica, con una corazza che mi protegge dai dolori e soprattutto da tutti quelli che vedono il mondo in modo materiale, sterilmente avvinghiati alle cose, sopraffatti dalla superficialità, sostenuti da false ideologie, intrappolati in conformità che uccidono i sensi, invertono i pensieri fino a soffocarne la forza.
Questa storia è stata un po' come poi ho scoperto durante gli anni della mia vita, sottolineata dal mio profondo sentire gli avvenimenti, percependo molto prima quello che sarebbe accaduto tra noi, una sera in macchina poco prima che partisse, gli dissi che non ci saremmo più rivisti, lui forse per paura mi diede uno schiaffo, lo guardai inorridita e piena di stupore, non me lo aspettavo.
La vita è continuata per tutti e due, lui si sposò dopo essere tornato dall'America e lo è ancora con la stessa donna, io sono riuscita a provare amore per un uomo dopo nove anni , lui è diventato importante, io sono rimasta nel mio semplice mondo incantato!
Il resto ve lo racconterò un altro giorno, anche perchè niente si è fermato come per incanto.

Un saluto grande pieno di ricordi e non di rammarichi!
Buon ascolto




Doriana


lunedì 13 novembre 2017

Feuilletton n°5...la storia continua

Spero vi siate appassionati alla storia della mia famiglia materna, fatta di semplicità, ma piena di imprevisti e di forza.
Eravamo rimasti (feuilletton n°4) alle tre sorelle, che avevano scelto ognuna la sua strada lavorativa, e da li' che voglio continuare.
Nonna Angela sposò molto tardi nonno Francesco, un uomo grande, alto, possente, di famiglia benestante con possidenze terriere, il cognome era Candida, un uomo di fine ottocento. Si sposarono contro il parere dei genitori di mio nonno che ritenevano nonna Angela non adatta a lui, secondo i criteri dell'epoca doveva sposare un'altra donna più ricca, ma a lui non piaceva perchè brutta e sporca.
A quei tempi oltre alle terre aveva un mulino per la farina.
Dovevano essere periodi non facili dove la medicina era ancora molto arretrata come conoscenze per questo a causa di una brutta congiuntivite avevano dovuto asportargli un occhio che era stato sostituito da uno di vetro. Da piccola non lo sapevo e non me ne ero mai accorta, accadde un giorno che casualmente aprii un cassetto per prendere un mazzo di carte, e vidi questi due occhi che mi guardavano dal fondo del cassetto e capii che il mio dolce nonno aveva una protesi oculare.
Lo ricordo alto, e sempre con il cappello di feltro tipo panama di colore avana, nonostante la sua altezza non mi ha mai fatto paura, adorava le carte da gioco, un vizio che mia nonna Angela non sopportava, a volte faceva tardi al bar del paese e nonna che era una donna forte e volitiva lo chiudeva fuori di casa facendogli passare la sera al fresco.
Intanto la famiglia Candida cresceva, un po' come "piccole donne", Pasqua incontra il suo amore Luciano, maestro elementare come lei e si sposano.
Mia madre, Mariangela, si innamora di un carabiniere, Antonio, mio padre, che per sposarla lascia l'arma in quanto all'epoca non era possibile sposarsi se non dopo aver compiuto ventotto anni.
Tutti e due hanno la stessa età non so come si siano conosciuti, forse una amica comune. Mio padre, lasciata l'arma che forse non faceva più per lui, inizia a lavorare in fabbrica, la Bomprini Parodi Delfino, detta B.P.D. come operaio.
Decidono di sposarsi e prima ancora che questo avvenga iniziano le tragedie. Mio padre come tanti maschi è succube di sua madre, nonna Cristina, appassionata religiosa bigotta, legata a San Antonio da Padova, forse per questo motivo il nome di mio padre.
Riesce a convincere mio padre a darle i soldi guadagnati durante la sua permanenza nell'arma, perchè servivano alla famiglia per acquistare altri terreni da coltivare, anche loro contadini possidenti  ricchi e taccagni, assicurandogli che glieli avrebbe restituiti prima di sposarsi.
Lui confidando in questo insieme a mia madre decidono la data l'11 settembre 1956, hanno compiuto ventisei anni, alcuni giorni prima del matrimonio mio padre richiede i soldi a suoi genitori, che semplicemente glieli negano dicendo che non li avevano.
Antonio confessa a Mariangela, pochi giorni prima, di non avere i soldi per pagare il matrimonio, tutto era pronto, la chiesa, il ristorante, tutto il paese sapeva del loro matrimonio.
Mia madre è stata sul punto di mandare tutto all'aria, venuta a conoscenza dell'inganno non voleva più sposarsi; nonna Angela e le zie la convincono a mandare avanti le cose, e a pagare tutto furono loro, i miei nonni.
Inizio negativo e tragico, le foto tutte rigorosamente in bianco e nero, ritraggono mia madre triste e mio padre in imbarazzo.
Tutto questo preceduto da una infausta precognizione di mia nonna che aveva presagito a mia madre di non sposare Antonio perchè un operaio non avrebbe mai avuto la capacità di farla vivere come mia madre era abituata. Lei candidamente rispose che ce l'avrebbe fatta, questo è il sintomo più grave che produce l'amore.
Si sposano e lavorano, a dicembre mia madre resta incinta di me, grande gioia che sarà presto accompagnata da un grande dolore, mia nonna Angela a maggio del 1957 muore, un problema cardiaco che per l'epoca portava sempre a conseguenze infauste.
Il suo stato non era stato preso molto seriamente dal medico curante, allora a pagamento, che riteneva responsabile l'affanno di mia nonna al suo peso.
La mia nonnetta era bassina e paffuta, bionda e con i capelli ricci, lunghi e tantissimi, che portava come era uso in quegli anni raccolti in uno chignon sulla cima della testa con una leggera flessione ai lati del viso, di lei mi rimane una foto in bianco e nero. 
Secondo il medico questa era la causa della sua fatica nel muoversi, o salire le scale, o fare altre attività semplici legate alla vita quotidiana.
Dopo un forte malore, viene subito ricoverata in una clinica a Roma, ma ormai era troppo tardi per intervenire, muore stroncata da un infarto.
Mia madre al quinto mese di gravidanza viene a contatto con un dolore così grande come la morte di sua madre, ma nello stesso istante io nella pancia conosco il vero soffrire della vita... la morte.
 Nasco come era consuetudine a quei tempi, in casa e precisamente nella casa di famiglia a Gavignano dove erano vissute le mie nonne, le mie zie, mia madre, una casa con un grande significato per me.
Sembra dai racconti fatti da mia madre sia andato tutto bene, la levatrice, così si chiamava l'ostetrica allora, mi ha fatto nascere sana, in ottima forma, peso 4,200 kg, piango subito, e a detta dei molti che mi hanno conosciuto ero molto bella.
Credo di aver ridato il sorriso a mia madre, dopo la Morte, prepotente torna la Vita, la gioia.
A quei tempi avere il latte per una madre era un dono enorme, e mia madre ne aveva tantissimo, tanto da sfamare me ed un altro bimbo, era consuetudine aiutare altre madri meno fortunate.
Ho conosciuto da grande quella specie di fratello, che inconsapevole aveva preso il mio stesso alimento, quel latte ci aveva nutriti ed aiutato a crescere.
Era un tipo strano, forse oggi lo definiremo autistico, non socializzava con nessuno, viveva in un mondo fantastico, adorava disegnare, lo vedevo un po' come un Ligabue moderno. Ricordo la sua voglia di disegnare, mi fece un ritratto su un foglio di carta e con una matita, mi spiegava il chiaro scuro, in modo semplice e molto primitivo apparii su quel foglio, avevo i baffi, ma lui mi disse con quella semplicità che è data solo ad esseri particolari, che quella era l'ombra!
Non vi so dire che fine abbia fatto, non ricordo neanche il suo nome, ricordo solo che era per il paese uno zimbello, deriso, additato come un folle, un fuori di testa, a me faceva tenerezza, forse per il fatto che tutti e due avevamo alcune cose in comune; il desiderio della pittura, e il latte che ci aveva fatto crescere!
Dopo qualche anno andammo a vivere a Colleferro, in un grande palazzo, all'ultimo piano, in poco tempo la mia famiglia era cresciuta, si erano aggiunte in soli tre anni altre due sorelle.
Ma questa è un'altra storia...
La vita rivista sotto forma di scrittura serve per non tralasciare il bello, e per condividere il brutto, forse diventa più leggero proseguire, ma soprattutto ottieni un chiarimento alle tue fatiche, dolori, rinunce, in questo modo gli dai il giusto valore e trovi una spiegazione.



 Questa sono io e la mamma, sulla piazza di Gavignano!










Grazie

Doriana

giovedì 14 gennaio 2016

Feuilletton n°3...ricordi lontani

Le liti dei miei genitori finivano sempre con viaggio e sosta a Gavignano, dove sono nata.
Un paesetto vicino Roma, più vicino a Colleferro, la città dove ho abitato per 20 anni. 
Fabbrica, ciminiere, sirene, puzze lancinanti che ti penetravano il naso e ferivano i polmoni.
Qui sono cresciuta, ho studiato e ho avuto le prime amicizie.
Gavignano  per me è un luogo sacro,qui mia madre è nata e vissuta gran parte della sua vita, dove era nata mia nonna Angela, mio nonno Francesco, le mie zie.
Dove odiavo andare a passare l'estate, un paese veramente...paese, fatto di paesani, di chiacchiere e maldicenze.
Durante la mia giovinezza ho avuto avversione per quel posto, ed ancora di più non lo sopportavo in quei momenti di forzata deportazione.
La casa molto grande, arredata da mobili liberty, piena di cose, di ricordi, di vita passata.
Adoravo quegli oggetti, mi facevano pensare che prima di me c'era stata gente, storia, dolore, passione, spesso gli oggetti prendevano vita nella mia fantasia, grazie ai racconti di mia madre, li vedevo animarsi tra le mani di mia nonna. 
Mia madre, storica illustre, con una memoria strepitosa, di tutte le cose avvenute prima di me.
Anche il ricordo è sparito con lei, nessuno può più narrare momenti che solo lei poteva far rivivere quasi fossero contemporanei al racconto.
Quello che mi appassionava di più era il racconto sulla mia bis-nonna di nome Pasqua, dove mi veniva raccontata come un'eroina, forte, coraggiosa, intraprendente; che fortissimamente aveva voluto e costruito lei stessa la casa, dove poi tutta la famiglia Boni era vissuta.
Il racconto diceva che questa donna impavida metteva pietra su pietra e portava avanti il progetto, ma poi qualcuno, che non ricordo, toglieva quelle pietre, ma Pasqua donna eroina, di notte le rimetteva al loro posto.
Certo in quei tempi 1800,non c'erano tutte le leggi sull'edilizia che ci sono oggi, forse bastava avere un terreno e la voglia insieme alla possibilità economica, per costruire.
Non ho mai saputo con chi fosse sposata, sicuramente con un signore che portava il cognome BONI.
La famiglia di mia nonna Pasqua era composta da mia nonna Angela, da zio Silvio e da zio Pio.

 Se avrete ancora la curiosità e la voglia di leggere vi rimando alla prossima puntata!







Questa sono io a 3 mesi, quelle due mani che si vedono sono di mia madre, ed il fotografo era mio padre.












Un abbraccio a tutti, vi lascio come sempre con una frase:

"non lasciare che l'orgoglio prenda il sopravvento, lascia fluire l'amore verso te stesso e verso gli altri, impara a inginocchiarti senza timore di fronte agli eventi della vita"

Doriana

venerdì 11 settembre 2015

Feuilleton n° 2....La storia continua

La cosa che ho sofferto di più nella mia infanzia è stata la presenza di tante sorelle...troppe, la seconda Angela arrivata solo dopo 13 mesi dalla mia venuta su questa terra e poi Rosalba, e non è ancora finito, quando avevo 8 anni è arrivata Maria Rita.
A quei tempi l'educazione era ferrea, e niente poteva essere fatto senza il permesso di mia madre, era lei che ci educava e ci cresceva.
La cosa che ricordo nella mia prima parte di vita sono un paio di scarpette bianche, una volta ci si teneva molto, mia madre le puliva e passava sopra la "biacca" , una sostanza pastosa bianca che le teneva sempre perfettamente bianche candide. 
Ho sempre adorato le scarpe, mi piacevano e le tenevo in grande considerazione da non romperle mai; venivano cambiate solo quando il piede inevitabilmente cresceva!
Ho squarci di ricordi quasi limpidi, con momenti terribilmente confusi.
Una cosa ricordo molto bene dovevo avere 5 anni, ero in braccio a mia madre, la toccavo e le accarezzavo il petto e mi stringevo a lei per diventare una unica soluzione vivente, abbandonata sul suo corpo, ne sentivo e ne sento ancora l'odore.
Mi rilassa e mi rassicura, quel profumo che è legato alle mie cellule cerebrali, resterà scritto nel DNA della mia vita!
A volte mi capita d rivedere momenti, di riascoltare suoni, rumori, respiri e immagini, e tutto avviene come in un film, a volte a colori altre in bianco e nero.
In momenti particolari riecheggiano grandi litigate, feroci discussioni, valige pronte e partenze improvvise. 
Si andava a casa della famiglia di mia madre, "casa a Gavignano".
Un paesetto vicino a Colleferro, la città dove ho abitato per 20 anni; fabbrica, ciminiere, sirene, puzze lancinanti che ti penetravano il naso e ferivano i polmoni.
Le liti dei miei genitori finivano sempre con viaggio e sosta a Gavignano, dove sono nata, dove è nata e vissuta mia madre, mia nonna Angela, mio nonno Francesco, le mie zie Pasqua e Lea. 
Dove non sopportavo andare e soggiornare l'estate, un paese fatto di gente semplice, che adorava le chiacchiere e le maldicenze.
Ho odiato quel posto ma ancora di più lo odiavo in quei momenti di forzata deportazione.
La casa molto grande, all'inizio con i mobili appartenuti a mia nonna, arredatissima e piena di ricordi, foto, ninnoli, stoviglie stranamente adoravo quegli oggetti, mi facevano pensare che prima di me c'era stata gente, storia, dolore e passione; spesso prendevano vita nella mia fantasia e grazie anche ai racconti di mia madre, storica illustre con una memoria strepitosa, che riusciva a far rivivere  tutto quello che era accaduto prima di me!
Anche il racconto e i ricordi di quei tempi sono spariti con lei, nessuno può più narrare momenti che solo lei poteva far rivivere quasi fossero contemporanei, momenti lontani che venivano rievocati al presente.




Un saluto a tutti voi che mi seguite!


Doriana 


martedì 7 luglio 2015

Feuilleton n° 1... Alfa ed Omega

Non ho mai avuto paura della Morte, anche perché è stata una sensazione provata prima di nascere.
Mia madre era incinta di me, al quinto mese di gravidanza, e perse la mamma , mia nonna Angela.
Il dolore deve essere stato enorme, e sicuramente ho percepito quella forte sensazione nell'utero, lei non mi ha mai parlato del suo dolore, troppo grande per essere discusso o raccontato; dal mio canto ho assorbito in maniera del tutto incosciente quel torrente impetuoso di dolore, di pianto, di disperazione, di solitudine. 
Nascere e comprendere coso possa essere la morte, è il più grande dono che la vita possa darti, senza nessuna discontinuità, inizio e fine, alfa ed omega.
La mia infanzia è stata normale, con un padre normalmente occupato a lavorare, una madre che lavorando si occupava di tutto quello che restava, noi figlie, la casa, la spesa, la nostra istruzione.
Il ricordo più lontano che porto con me è quello ancora incredibile a dirlo, della morte di mio zio Silvio, e così che si chiamava. zio di mia madre fratello di mia nonna Angela, era una famiglia eccezionale, i loro nomi erano tutti virtuosi, accompagnati da un altrettanto cognome, che lasciava trasparire la loro indole, Boni.
Ero molto piccola, forse tra i tre o i quattro anni, ricordo quel momento perfettamente, una grande stanza, rispetto alla mia statura, un letto matrimoniale al centro della stanza, piena di luce, e un signore steso nel centro del letto.
La sensazione che mi torna alla mente, è di assoluta tranquillità, non avevo paura, guardavo in silenzio la scena, e forse mi chiedevo cosa facesse quel signore immobile nel letto.
Tutto vestito, addirittura con le scarpe; quando mia madre si raccomandava sempre di non salire con le scarpe sui letti. Forse lui aveva una dispensa particolare, sicuramente i grandi potevano permetterselo.
L'immagine rimasta scolpita nel mio cervello, divenne domanda; dopo tanti anni chiesi a mia madre, "quell'uomo in quella stanza, era reale o frutto della mia fantasia?".
Mia madre stupita e molto sorpresa, mi domandò come facessi a ricordare quell'episodio, visto che ero così piccola, ed era passato tanto tempo.
Quasi scusandosi di quello che era accaduto, mi disse che non sapeva dove lasciarmi, che non avendo nessuno che si occupasse di noi, c'era anche mia sorella Angela ancora più piccola di me, ci aveva portato con se.
Quanto può essere strana e ripetitiva la vita...e la morte.
Quando mia madre morì,era nel 1997 di luglio, forse era caldo come adesso, non ricordo questo particolare, ma indelebile  quel momento di contatto con la morte, lasciai Eleonora e Caterina dalla loro Tata Bruna, almeno  avrebbero mantenuto il ricordo della loro nonna viva, sorridente,accogliente come era sempre stata, allontanando invece quella strana sensazione che avevo tenuto per tanti anni.
Vita e morte si accavallano, si intersecano, si abbracciano, il contatto con tanto dolore, ti fa crescere, avendo percepito quella forte sensazione nell'utero di mia madre prima di nascere, ho trasportato dentro sempre delle forti sensazioni; dolore, piacere,solitudine, pianto, abbandono, amore, rendendo tutti questi mostri "amici".

La mia nonna Angela






In questa foto mia madre era incinta di me ed era già senza la mamma, si vede dal suo viso che nonostante la gioia della gravidanza era profondamente triste! 

Sulla foto ho scritto io da piccola per sottolineare " mia mamma".


" Ciò che siamo oggi deriva dai nostri pensieri di ieri e i nostri pensieri attuali costruiscono la nostra vita di domani: la nostra vita è la creazione della nostra mente" (Buddha)


lunedì 29 giugno 2015

Biografia di una donna comune...

Siamo abituati a leggere biografie di personaggi molto famosi, o grandi artisti, o ancora di attori, ma forse non ci è mai capitato di leggere una biografia di un comune mortale.
Negli ultimi tempi ho sentito un grande bisogno di lasciare dietro di me il ricordo, scrivendo quella che è stata una vita, banale per molti, importante per alcuni, necessaria per me.
La necessità, non foderata da megalomania, di scrivere alcuni momenti che ho passato in compagnia di me stessa e di altri, perché non resti un sogno il fatto che abbia calpestato questa terra, un ricordo per le mie figlie; dedico a loro quello che scriverò, e anche a me, perché possa ricordare e ripercorrere momenti apparentemente dimenticati.
L'idea mi è venuta qualche tempo fa quando riflettendo e cercando nella memoria momenti trascorsi con mia madre; quando decise di andarsene, la sensazione di vuoto, di tristezza e di solitudine è stata enorme, trovarti senza quella persona che ti aiuta, ti incoraggia , ma soprattutto "c'è", in qualsiasi modo, in qualsiasi momento. 
Quello che mi ha lasciata sgomenta e molto male, è stato il continuo ricercare attimi, momenti passati con Lei, ed accorgermi che il diario era pieno di fogli bianchi, a stento rivedevo il suo viso, tutto sembrava cancellato, o ancora peggio, mai esistito, 40 anni con mia madre, distrutti dalla Morte...
Questa è stata la riflessione che mi ha spinta a scrivere, a lasciare quello che un giorno resterà della mia vita!
Come un feuilleton francese, pubblicherò alcuni passi di questo mio diario, spero possa interessare qualcuno di voi, uscirà su questo blog una volta a settimana, senza grandi pretese lascerò un piccola impronta, poi chissà che si possa diventare famoso!!!
Per chi non conosce il termine francese di feuilleton lo ritroviamo nella metà dell'800, è sinonimo di romanzo d'appendice, ossia un romanzo che usciva su un quotidiano o una rivista, era ad episodi pubblicati una volta a settimana spesso di domenica. 
Feuilleton è il diminutivo di feuillet che vuol dire foglio, o pagina di un libro, era rivolto ad un pubblico di massa ed aveva uno scopo prevalentemente commerciale, vendere il giornale più a lungo possibile. 
Adesso che abbiamo mezzi di comunicazione diversi, voglio sfruttare la possibilità e la curiosità che porta alla lettura, anche se non sarà una pagina di giornale.

Fatelo come se fosse un romanzo d'estate, con leggerezza e curiosità.


Buona lettura a tutti quelli che avranno la costanza di seguirmi!


Che l'estate sia proficua!


Foto di mia madre all'età di 26 anni giorno del fidanzamento ufficiale.



Doriana