lunedì 19 febbraio 2018

Ci risiamo...


Sembra quasi impossibile ma stiamo arrivando alle elezioni!
Sono veramente tanti anni che da brava cittadina vado a votare, quest'anno mi trovo in una sorta di difficoltà, chi dovrei votare?
Un enigma veramente attuale, credo che sia la domanda che molti, non dico tutti, ma molti italiani si stanno ponendo; chi, in maniera più profonda, con il solito dilemma destra o sinistra? Altri  chi conviene votare?
Ascoltare i telegiornali di qualsiasi rete è sempre una grande confusione, quando invece dovrebbero generare chiarezza.
Sembra di essere al mercato delle svendite, chi promette l'abolizione delle tasse, chi conferma la soluzione di tutti i problemi, chi impartisce lezioni di bon ton, altri che ci persuadono che con loro al governo tutti quelli che non rappresentano il colore nazionale (parlo di colore della pelle) verranno riportati nelle loro terre, ancora chi promette virtuosismi da acrobati o maghi.
In questo momento tutto sembra praticabile, possibile, ad un passo dalla soluzione; ti accorgi che nel giro di pochi mesi siamo saliti nel PIL, che il lavoro è praticamente aumentato, quasi a far sparire la disoccupazione, le tasse si sono abbassate, le preoccupazioni sono finite, bene siamo diventati improvvisamente un popolo ricco, benestante, sapientemente amministrato da politici esperti e grandi professionisti.
Poi giri lo sguardo, non tanto lontano, ma dentro la mia piccola realtà, due figlie laureate la più grande alla LUISS, in economia aziendale, cinque anni di sacrifici nostri e suoi, laureata in cinque anni perfettamente, alla sola età di 23 anni, nei tempi giusti nelle modalità corrette ebbene per farla breve dopo aver inviati curricola in tutto il mondo, dispostissima a cambiare paese, nazione pur di avere un lavoro, resta in casa ad attendere chissà quale chiamata, forse arriverà prima una risposta da qualche UFO, che da un possibile datore di lavoro!
Un'altra figlia laureata anche lei in Fashion Design, per un suo sogno, quello  di poter arrivare a disegnare la moda nel mondo.
Queste università private dove pagare è la prima fondamentale necessità, ti sbattono fuori senza darti una possibilità di un piccolo lavoro, se avessi investito i soldi in qualcosa di meno "futile" adesso avrebbero degli introiti  sicuri che gli permettevano almeno di staccarsi da noi genitori.
Quando senti dire da un Ministro del Lavoro" che non serve laurearsi a 30 anni con 110, ma che bisogna laurearsi velocemente all'età giusta anche con 97", ma perchè raccontare queste enormi bugie, quando ti accorgi che la richiesta di quasi tutte le aziende anche quelle statali richiedono almeno il 100!
La possibilità che danno molte aziende di inviare curricola via internet, quando poi sappiamo tutti che sono cose che non leggerà nessuno, dove nessuno andrà a cercare il personale presso quelle aperture tecnologiche, l'ho ribattezzata  "la posta di Babbo Natale", anzi credo che sia più facile farsi rispondere da Babbo Natale che da un qualsiasi servizio aziendale.
Quando ti trovi in queste difficoltà da brava italiana che ha sempre espresso il suo voto credendo che potesse cambiare le potenzialità di questo Paese, cosa ti passa per la testa se non il fatto che il tuo inutile voto non serva a niente se non ad affondare ancora di più nell'insignificante vita di "Uno Qualunque", ma mi ripeto continuamente che cercherò di dare quel voto, sicuro, certo, giusto ed onesto capace di ridare respiro a questo Stivale, che non riesce a calzare più nessuno!
Quello poi che fanno tutti i politici adesso è cercare nefandezze nei candidati degli altri movimenti o partiti politici, dando ancora più incertezze, creando più paure, additando ognuno di loro come poco onesto, appartenente a poteri occulti, capaci di vendere immondizie sperando di guadagnarci, picchiando la moglie solo perchè ci si separa, ma non sarebbe il caso di fare silenzio, e vergognarsi di tutto questo clamore assurdo.
Ma perchè cercare di aumentare il caos già dilagante, facendovi notare per le vostre sregolatezze, per non chiamarle "schifezze", sappiamo bene che questo teatrino politico non è nelle aspettative del popolo, ma tanto meno che possiate rappresentare gran parte del popolo ITALIANO.
Veniamo descritti come dei poco di buono, attraversati solo dalla necessità di appropriarci delle ricchezze degli altri, ma non mi sento in questo sacco di cose, e come me migliaia di altri onesti cittadini non si arrendono a tutto questo schiamazzo, si è tanto parlato di "POPULISMO", cercando di addebitarlo alla fazione contraria, ma vi siete resi conto che questo urlare continuo è il vero POPULISMO.
Tante COMARI che urlano dalle finestre di casa quanto la vicina sia più prostituta dell'altra, come se poi si possa soppesare quanto sia più prostituta una rispetto all'altra!!!
Fate silenzio tornate a quella politica fatta si di cose non vere, ma senza schiamazzi e risse; quella POLITICA che era parte fondamentale della vita sociale, fatta da persone prima di tutto istruite, capaci di esprimere le incapacità del popolo, portando avanti necessità, valori, programmi reali, non pensieri fantascientifici.
Torniamo alla politica elegante, forse anche molto formale, ma sicuramente che riesca a dare sicurezza in un domani che non è più nostro, ma deve essere dei giovani, di quei ragazzi e ragazze che sognano un mondo ancora pulito, fatto di diritti, dove creare non sia lontano dalle realtà, formare vite che riporteranno l'Italia ad un concetto di forza lavoro ed industrialmente dotata, dove ci riaffacceremo all'intera Europa con una identità parallela a quella delle altre Nazioni, senza vergognarci di appartenere ad una popolazione fatta di intelligenza, di arte, di fantasia, di manualità uniche, di agricoltura, di imprenditori e di politici, con una grande cultura lasciata da antenati che hanno reso questo Stato una forza nella sua piccola spazialità territoriale.

Lascio questo argomento con questa frase:
" Le parole sincere sono belle, le belle parole non sono sincere.
Chi è capace non discute, chi discute non è capace.
Chi sa non gioca d'azzardo, chi gioca d'azzardo non sa.
Il saggio non accumula: poichè considera tutto degli altri, tanto più ha egli stesso; poichè da' tutto agli altri, tanto più ha egli stesso.
La via del cielo reca profitto, non danno. La via del saggio è fare ma non contendere."

Ringrazio tutti quelli che si sforzeranno di esprimere il loro parere in queste elezioni!



Un abbraccio a tutti

Doriana

martedì 2 gennaio 2018

La squola capitolo I ...

Quando andavo a scuola erano anni di ripresa della vita, gli anni '60, dove tutto veniva preso troppo seriamente, dove tutto veniva tenuto sotto stretto controllo, dove tutto era quasi troppo terrificante!
Ricordo il mio primo giorno all'asilo dalle suore di don Bosco, non volevo restare mi facevano paura penso di aver implorato mia madre che mi portasse a casa e non mi lasciasse in quel posto, che poteva sembrare bello, con le giostrine, lo scivolo, altri bambini che giocavano festosi ed allegri...io no, non volevo assolutamente rimanere in quel posto che mi appariva come un lager, era tutto controllato, si rideva, si cantava, si giocava, ma soprattutto il pomeriggio si dormiva, e già si poggiava la testa sul banco e nel silenzio di quella immensa stanza si tiravano le tende spesse e scure e si stava lì in silenzio, sono certa che c'era qualche bimbo che dormiva, io no!
Ho sempre odiato dormire il pomeriggio, non avevo sonno e non mi piaceva.
Questa tortura durò poco forse per la volontà di mia madre, o forse perchè anche l'asilo costava e noi eravamo già tre sorelle.
Poi ricordo la seconda forma di impatto con la scolarizzazione, la mia prima classe. All'epoca abitavamo su un palazzo, ed io frequentai una scuola nelle vicinanze, ricordo con piacere quell'anno, ed il ricordo è rimasto impresso su l'unica foto che ho con il grembiule ed il fiocco.
La maestra era dolcissima, e ne sono certa perché il pensiero non mi fa drizzare i peli, ma anche questo durò poco. L'anno dopo cambiammo casa, finimmo ad abitare in una casina che adesso descriveremmo come villetta a schiera, a quel tempo erano case per gli operai della fabbrica che teneva in vita una città come Colleferro.
All'inizio mi era piaciuta l'idea di abitare su una casa che era tutta nostra, con il giardino davanti e retro casa, ben presto quel posto divenne la mia prigione.
Chiaramente fui costretta a cambiare scuola, un'altra sede più centrale, più vicino a casa.
Il primo giorno lo ricordo perfettamente anche se sono passati cinquantatre anni, anche quella mattina mi accompagna mia madre, vedo ancora questo lunghissimo corridoio, mano nella mano di mamma, passiamo davanti ad un'aula si apre la porta e appare una maestra, che saluta calorosamente mia madre, le chiede alcune cose su mia zia Pasqua, loro erano state compagne di collegio avevano studiato insieme e si erano diplomate insieme, con tanto affetto parlava della mia amata zia.
Dovevo andare con una insegnante che si chiamava Incitti, ma lei disse a mia madre che assolutamente mi voleva con lei, e che con l'altra insegnante se la sarebbe vista lei.
E qui senza saperlo cado nelle mani di una donna che non aveva cuore, tanto meno un' anima, entro in classe e vedo tre file di banchi, nella prima sezione verso la finestra la fila delle figlie dei dirigenti, nel centro la fila delle figlie degli impiegati, e l'ultima verso la porta la fila delle figlie degli operai!
Una cosa orribile, e forse sembrerà inventata, ma vi assicuro che qui ha inizio il mio rapporto doloroso con l'istruzione.
La maestra Cremona, ricordo solo il cognome, subito mi mise nella fila degli operai, anche perché tale era mio padre, e subito si accorse secondo lei che non ero molto intelligente e tanto meno preparata.
Non mi dilungo in quello che fu un calvario lungo quattro anni, la seconda elementare una volta era sostenuta da un esame, ricordo perfettamente che lo passai forse con dei piccoli voti.
Quello che mi terrorizzava di più della maestra Cremona era il suo cipiglio da grande scienziata e soprattutto psicologa, quello che più mi spaventava era il suo castigo quando lei decideva che non eri attenta o ben preparata, faceva confezionare delle orecchie di asino da quelli più bravi della classe, che guarda caso erano quelli delle file dei dirigenti, erano tutte belle, bionde, e tanto stronze.
Si divertivano a farle più lunghe e perdevano tempo anche nel colorarle, ricordo una mia compagna di scuola si chiamava But questo era il suo cognome, lei era tanto carina, era bionda con degli occhi azzurri ma purtroppo non apparteneva ai banchi giusti e ricordo con terrore quando la maestra la obbligò a mettere le orecchie di asino, ricordo le sue lacrime silenziose che scendevano sul suo viso, e la maestra che fomentava la classe a dirle "asina...asina!", poi non soddisfatta la fece girare per le altre classi dove credo ricevette lo stesso trattamento.
Se è accaduto anche a me non lo ricordo, sicuramente ho cancellato quella umiliante situazione, ma non cancellerò mai il ricordo di quello straziante momento durato quattro anni della mia vita!
Non sto raccontando frottole, non invento niente, sarebbe impossibile fantasticare su questi accadimenti, la realtà molto spesso è peggiore della fantasia, e lo strazio che produce ed il dolore che lascia è incancellabile.
La scuola per me è stata una matrigna di vita, mi ha fatto assaporare il dolore, l'umiliazione, la paura che spesso la vita racchiude, il male che diventa bellezza ma che non sorride...digrigna i denti!

Voglio iniziare una nuova catena di racconti, non solo per far capire quanto certe esperienze possano fare male, ma perché mi auguro di cuore che questo non accada più nelle nostre scuole, si parla adesso di bullismo, ma credo che ogni forma di sopraffazione, di umiliazione, di paura data ad un essere umano sia veramente orribile, spesso dietro maschere sociali nascondiamo, aguzzini e carnefici che ledono e nuocciono fortemente alla salute dell' ESSERE UMANO!



Buon anno nuovo a tutti quelli che con affetto ed amore mi seguono.

Un abbraccio universale

Doriana

giovedì 14 dicembre 2017

Anna e Marco...

Quando si avvicinano le feste natalizie mi sento sempre triste, non so perfettamente il motivo, ma tornano alla memoria storie e momenti di vita lontane.
I ricordi affollano la mente e riempiono il cuore di malinconica luce, e come in un film si dipartono immagini, voci, suoni che affollano le cellule cerebrali che lentamente ripropongono pensieri che sembravano totalmente seppelliti.
Torno indietro e mi torna alla mente la canzone di Lucio Dalla, Anna e Marco, legata a lontani ricordi e riesco a visualizzare momenti particolarmente intensi che mi regalano ancora sensazioni miste di felicità e tristezza, tutto si mescola in una forte voglia di rivivere quei momenti attraverso la memoria. Ed ecco riapparire nelle orecchie la musica e le parole di quella canzone che ha portato per mano una storia d'amore giovanile.
Avere vent'anni e innamorarsi di un ragazzo della tua stessa età, conosciuto attraverso una tua cara amica, prendersi per mano e iniziare un viaggio insieme, che doveva durare per sempre. Sensazioni struggenti che ti catapultano indietro come se fosse una macchina del tempo, e ritrovi profumi, voci, risate che risuonano nelle orecchie.
Immagini che scorrono veloci alcune belle, altre tristi, altre ancora ti fanno sorridere.
Lui allievo pilota, tu diplomata senza lavoro, cosa ci ha uniti non me lo spiego, cosa ci ha allontanati questo lo ricordo bene, la sua voglia di diventare un grande pilota di caccia, la forza che lo faceva diventare determinato e sicuro davanti ad ogni situazione.
Ci ha uniti la grande diversità, quella che poi lega tutti gli esseri umani, trovare nell'altro quello che manca a te.
A me mancava la determinazione, il coraggio di intraprendere una strada che portava a vivere la mia vita per quella che era, non fatta di sogni e di romanticherie.
Cosa ci ha diviso? Un oceano, l'oceano Atlantico che divide l'Italia dall'America, la sua carriera, la gioventù, la lontananza e chissà quante cose ancora!
Questa canzone mi ha fatto piangere per tanto tempo, ritrovavo un po' la nostra storia, strofe come "Anna con le amiche, Anna che vorrebbe andar via", ma sicuramente quella più vicina a quel momento è questa frase,  "Ma l'America è lontana, dall'altra parte della luna...".
Purtroppo non è finita come la canzone "qualcuno li ha visti tornare tenendosi per mano", la nostra  storia si interrompe attraverso un telefono, dall'altra parte della luna una voce mi dice che non può continuare, percepisco ancora quel dolore sordo, quella rabbia infinita, ma soprattutto la mia  solita richiesta " perché", rimasta senza risposta.
La cosa bella che se mi rivedo e mi ascolto non sono cambiata, sono rimasta una instancabile romantica, con una corazza che mi protegge dai dolori e soprattutto da tutti quelli che vedono il mondo in modo materiale, sterilmente avvinghiati alle cose, sopraffatti dalla superficialità, sostenuti da false ideologie, intrappolati in conformità che uccidono i sensi, invertono i pensieri fino a soffocarne la forza.
Questa storia è stata un po' come poi ho scoperto durante gli anni della mia vita, sottolineata dal mio profondo sentire gli avvenimenti, percependo molto prima quello che sarebbe accaduto tra noi, una sera in macchina poco prima che partisse, gli dissi che non ci saremmo più rivisti, lui forse per paura mi diede uno schiaffo, lo guardai inorridita e piena di stupore, non me lo aspettavo.
La vita è continuata per tutti e due, lui si sposò dopo essere tornato dall'America e lo è ancora con la stessa donna, io sono riuscita a provare amore per un uomo dopo nove anni , lui è diventato importante, io sono rimasta nel mio semplice mondo incantato!
Il resto ve lo racconterò un altro giorno, anche perchè niente si è fermato come per incanto.

Un saluto grande pieno di ricordi e non di rammarichi!
Buon ascolto




Doriana


venerdì 24 novembre 2017

Amicizia questa sconosciuta...

I sentimenti hanno sempre fatto vivere e morire, grandi poeti hanno raccontato i sentimenti conditi spesso da dolore, lacrime, abbandoni, per poi arrivare alla fatidica morte.
Parlare di amicizia appare quasi una cosa scontata, tanto inflazionata, troppo pubblicizzata. 
E' un tema ripercorso in continuazione dalla cinematografia, dalla pubblicità, e spesso pensiamo che sia semplice incontrare un amico/a con il quale riuscire a percorrere un periodo insieme, dividendo risate, allegria, divertimento...e poi quando questo finisce e arrivano momenti non proprio divertenti, ti giri e ti accorgi che quella persona non c'è più!!!
Ma cosa è successo, qui iniziano le domande che non avranno mai una risposta, anche perchè chi ti potrebbe rispondere è sparito, volatilizzato, eclissato.
Ecco che ti rendi conto solo allora che l'amicizia era un sogno, un ideale, una chimera il tuo amico non c'è più, cosa puoi aver fatto di così terribile che ha fatto fuggire a gambe levate il tuo grande amico? Forse non sei stato troppo corretto, forse hai detto parole sbagliate e senza senso, forse lo hai ferito senza volerlo...
Niente di tutto questo, è solo finito il tempo del divertimento, sei entrato in quella fase negativa dove non sei più a completa disposizione, i tuoi problemi, le tue difficoltà non interessano nessuno, meno che mai il tuo amico/a. 
Ed è qui che ti ritrovi solo, a dover trovare la soluzione più consona al tuo problema senza avere aiuto e conforto, sto parlando di discorsi, di parole, non parlo di aiuto materiale, ma di ascolto!
Proprio ieri su facebook ho visto un post che ha colpito molto la mia attenzione, un appello a dare aiuto a quelle persone che nella loro angoscia finiscono per mettere fine alla loro vita. Molto bello e sicuramente la persona che lo ha fatto lo ha fatto con il cuore, ma poi quando veramente ci si ritrova in una situazione simile chi è veramente propenso all'aiuto?!
Parlo di queste situazioni perchè è accaduto anche a me di ritrovarmi da sola, dopo aver aiutato persone a superare i loro drammi, divorzi, abbandoni, problemi con i figli, per arrivare a quelli che comportano problematiche della salute. 
Proprio ieri per puro caso ne ho vista una, parlo di quell'amica  a cui avevo donato molto tempo e ascolto. 
L'ho vista e penso che anche lei mi abbia vista, ma come spesso accade in queste situazioni ha abbassato la testa! Ma guarda il caso, lei che mi ha snobbata in un momento di grande difficoltà, a cui avevo raccontato il mio problema che non era banale, da cui speravo comprensione e appoggio.
Quando ho avuto bisogno mi sono ritrovata da sola, pensavo che avendo donato avrei ricevuto, ma non è così, il confessore deve ascoltare, ma non può essere ascoltato. 
In un mondo fatto di apparire e di apparenze ci stiamo lasciando morire alla solitudine, siamo sopraffatti di chiacchiere ed immagini, ma siamo abbandonati nei nostri dolori, che silenziosamente a volte ci trascinano verso una strada senza ritorno. Siamo bravi a giudicare, ma non sappiamo consolare, riusciamo a sapere tutto di tutti, ma non siamo capaci di essere compassionevoli.
Non parlo di quella compassione patetica e presuntuosa, ma della compassione vera e profonda, che etimologicamente  deriva dal latino "cum patior" , soffro con.
Nel tempo siamo riusciti a cambiare totalmente questo significato rendendo questa parola un concetto non ben definito di pietà quasi dispregiativo. 
Eppure il suo significato è nobile ed elevato, è la partecipazione alla sofferenza di un altro essere, vuol dire comunione profonda con il dolore che non è nostro ma che appartiene all'essenza di altri esseri umani.
Riporta al concetto di amore, amore incondizionato che non chiede nulla in cambio.

Allora mi domando quanto siamo capaci di mettere in opera questa trasformazione profonda, quanto siamo capaci di metterci nei panni dell'essere umano che sta soffrendo senza declamare le nostre facili soluzioni, quanta capacità e volontà abbiamo nel mettere la nostra amicizia, all'ascolto e all'abbraccio del dolore altrui?

Spero che ognuno di voi riesca a ritrovare questa forza che tutti noi possediamo ma che è stata sopraffatta dall'egoismo e dalla superficialità, dobbiamo ricordarci che è facile scivolare dall'altra parte del recinto!



Un ASCOLTO e un abbraccio grande a tutti quelli che lo desiderano e che ne hanno bisogno!


Doriana

lunedì 13 novembre 2017

Feuilletton n°5...la storia continua

Spero vi siate appassionati alla storia della mia famiglia materna, fatta di semplicità, ma piena di imprevisti e di forza.
Eravamo rimasti (feuilletton n°4) alle tre sorelle, che avevano scelto ognuna la sua strada lavorativa, e da li' che voglio continuare.
Nonna Angela sposò molto tardi nonno Francesco, un uomo grande, alto, possente, di famiglia benestante con possidenze terriere, il cognome era Candida, un uomo di fine ottocento. Si sposarono contro il parere dei genitori di mio nonno che ritenevano nonna Angela non adatta a lui, secondo i criteri dell'epoca doveva sposare un'altra donna più ricca, ma a lui non piaceva perchè brutta e sporca.
A quei tempi oltre alle terre aveva un mulino per la farina.
Dovevano essere periodi non facili dove la medicina era ancora molto arretrata come conoscenze per questo a causa di una brutta congiuntivite avevano dovuto asportargli un occhio che era stato sostituito da uno di vetro. Da piccola non lo sapevo e non me ne ero mai accorta, accadde un giorno che casualmente aprii un cassetto per prendere un mazzo di carte, e vidi questi due occhi che mi guardavano dal fondo del cassetto e capii che il mio dolce nonno aveva una protesi oculare.
Lo ricordo alto, e sempre con il cappello di feltro tipo panama di colore avana, nonostante la sua altezza non mi ha mai fatto paura, adorava le carte da gioco, un vizio che mia nonna Angela non sopportava, a volte faceva tardi al bar del paese e nonna che era una donna forte e volitiva lo chiudeva fuori di casa facendogli passare la sera al fresco.
Intanto la famiglia Candida cresceva, un po' come "piccole donne", Pasqua incontra il suo amore Luciano, maestro elementare come lei e si sposano.
Mia madre, Mariangela, si innamora di un carabiniere, Antonio, mio padre, che per sposarla lascia l'arma in quanto all'epoca non era possibile sposarsi se non dopo aver compiuto ventotto anni.
Tutti e due hanno la stessa età non so come si siano conosciuti, forse una amica comune. Mio padre, lasciata l'arma che forse non faceva più per lui, inizia a lavorare in fabbrica, la Bomprini Parodi Delfino, detta B.P.D. come operaio.
Decidono di sposarsi e prima ancora che questo avvenga iniziano le tragedie. Mio padre come tanti maschi è succube di sua madre, nonna Cristina, appassionata religiosa bigotta, legata a San Antonio da Padova, forse per questo motivo il nome di mio padre.
Riesce a convincere mio padre a darle i soldi guadagnati durante la sua permanenza nell'arma, perchè servivano alla famiglia per acquistare altri terreni da coltivare, anche loro contadini possidenti  ricchi e taccagni, assicurandogli che glieli avrebbe restituiti prima di sposarsi.
Lui confidando in questo insieme a mia madre decidono la data l'11 settembre 1956, hanno compiuto ventisei anni, alcuni giorni prima del matrimonio mio padre richiede i soldi a suoi genitori, che semplicemente glieli negano dicendo che non li avevano.
Antonio confessa a Mariangela, pochi giorni prima, di non avere i soldi per pagare il matrimonio, tutto era pronto, la chiesa, il ristorante, tutto il paese sapeva del loro matrimonio.
Mia madre è stata sul punto di mandare tutto all'aria, venuta a conoscenza dell'inganno non voleva più sposarsi; nonna Angela e le zie la convincono a mandare avanti le cose, e a pagare tutto furono loro, i miei nonni.
Inizio negativo e tragico, le foto tutte rigorosamente in bianco e nero, ritraggono mia madre triste e mio padre in imbarazzo.
Tutto questo preceduto da una infausta precognizione di mia nonna che aveva presagito a mia madre di non sposare Antonio perchè un operaio non avrebbe mai avuto la capacità di farla vivere come mia madre era abituata. Lei candidamente rispose che ce l'avrebbe fatta, questo è il sintomo più grave che produce l'amore.
Si sposano e lavorano, a dicembre mia madre resta incinta di me, grande gioia che sarà presto accompagnata da un grande dolore, mia nonna Angela a maggio del 1957 muore, un problema cardiaco che per l'epoca portava sempre a conseguenze infauste.
Il suo stato non era stato preso molto seriamente dal medico curante, allora a pagamento, che riteneva responsabile l'affanno di mia nonna al suo peso.
La mia nonnetta era bassina e paffuta, bionda e con i capelli ricci, lunghi e tantissimi, che portava come era uso in quegli anni raccolti in uno chignon sulla cima della testa con una leggera flessione ai lati del viso, di lei mi rimane una foto in bianco e nero. 
Secondo il medico questa era la causa della sua fatica nel muoversi, o salire le scale, o fare altre attività semplici legate alla vita quotidiana.
Dopo un forte malore, viene subito ricoverata in una clinica a Roma, ma ormai era troppo tardi per intervenire, muore stroncata da un infarto.
Mia madre al quinto mese di gravidanza viene a contatto con un dolore così grande come la morte di sua madre, ma nello stesso istante io nella pancia conosco il vero soffrire della vita... la morte.
 Nasco come era consuetudine a quei tempi, in casa e precisamente nella casa di famiglia a Gavignano dove erano vissute le mie nonne, le mie zie, mia madre, una casa con un grande significato per me.
Sembra dai racconti fatti da mia madre sia andato tutto bene, la levatrice, così si chiamava l'ostetrica allora, mi ha fatto nascere sana, in ottima forma, peso 4,200 kg, piango subito, e a detta dei molti che mi hanno conosciuto ero molto bella.
Credo di aver ridato il sorriso a mia madre, dopo la Morte, prepotente torna la Vita, la gioia.
A quei tempi avere il latte per una madre era un dono enorme, e mia madre ne aveva tantissimo, tanto da sfamare me ed un altro bimbo, era consuetudine aiutare altre madri meno fortunate.
Ho conosciuto da grande quella specie di fratello, che inconsapevole aveva preso il mio stesso alimento, quel latte ci aveva nutriti ed aiutato a crescere.
Era un tipo strano, forse oggi lo definiremo autistico, non socializzava con nessuno, viveva in un mondo fantastico, adorava disegnare, lo vedevo un po' come un Ligabue moderno. Ricordo la sua voglia di disegnare, mi fece un ritratto su un foglio di carta e con una matita, mi spiegava il chiaro scuro, in modo semplice e molto primitivo apparii su quel foglio, avevo i baffi, ma lui mi disse con quella semplicità che è data solo ad esseri particolari, che quella era l'ombra!
Non vi so dire che fine abbia fatto, non ricordo neanche il suo nome, ricordo solo che era per il paese uno zimbello, deriso, additato come un folle, un fuori di testa, a me faceva tenerezza, forse per il fatto che tutti e due avevamo alcune cose in comune; il desiderio della pittura, e il latte che ci aveva fatto crescere!
Dopo qualche anno andammo a vivere a Colleferro, in un grande palazzo, all'ultimo piano, in poco tempo la mia famiglia era cresciuta, si erano aggiunte in soli tre anni altre due sorelle.
Ma questa è un'altra storia...
La vita rivista sotto forma di scrittura serve per non tralasciare il bello, e per condividere il brutto, forse diventa più leggero proseguire, ma soprattutto ottieni un chiarimento alle tue fatiche, dolori, rinunce, in questo modo gli dai il giusto valore e trovi una spiegazione.



 Questa sono io e la mamma, sulla piazza di Gavignano!










Grazie

Doriana

giovedì 26 ottobre 2017

Detesto...

Detesto tutto quello che si muove in modo subdolo e non preciso, detesto il pressapochismo degli esseri respiranti che si credono perfetti, detesto quello che ci viene propinato come necessario senza esserlo, detesto il provincialismo con cui spesso si vive, detesto l'ipocrisia in tutti i suoi aspetti!
Alla base della nostra vita spesso ci ripetiamo di dover fare, dover essere, dover vivere secondo schemi dettati da motivazioni che nulla hanno a che fare con l'essere umano inteso nella sua triade; corpo, mente, spirito.
Vivere in quel modo silenzioso, falso, ipocrita che ci porta ad essere falsamente interessati alle persecuzioni dei popoli, alle terribili e funeste problematiche umane, della terra che si va distruggendo, degli uomini che si uccidono senza motivo. restare indifferenti difronte a tutto, facendo finta di vivere nel modo giusto, corretto, dove ci si commuove per la farfalla che vola nell'aria, ma non ci interessa saper se il vicino riesce a sopravvivere.
Ma cosa ci serve per accorgerci che ognuno di noi ha bisogno di un altro per potersi sentire vivo, che siamo innegabilmente legati da fili invisibili che ci uniscono a volte in una sola forma di vita.
Quanta poca forza c'è nella nostra vita, tutto ha un colore sbiadito, un suono indefinito, una stretta di mano floscia e senza energia, un sorriso falso senza luce, un abbraccio che non scalda, un bacio che non ama!
Voler provare la vita attraverso questa poca energia non è pensabile, ci spaventa il contatto perché ci possiamo infettare, ci barrichiamo dietro falsi moralismi, ci si nasconde per non prendere posizioni azzardate.
Farei una giornata all'insegna del "Possibile tutto", guardarci senza conoscerci, abbracciarci senza amarci, salutarci con un bacio senza essere amanti, provare a sentire il calore dell'altro, donando altrettanto calore, formando una forza di luce che ci legherà per sempre al mondo che tutti desideriamo!
Utopia, fantascienza, filosofia, urlare un "NO" che possa essere avvertito fino in alto nel cielo, che poi si polverizzi in tanti no piccoli ma forti, che riempiano la terra di colore, di energia, di forza, capace di imprimere una rotazione giusta; dove la terra possa riprendere una orbita corretta.
Immaginare una trottola che ruota impazzita senza un ordine codificato da leggi Divine, dove solo il desiderio di molti uomini dotati di quella purezza che contrasta il buio, dove ci troviamo ormai da diversi anni, riesca ad imprimere la giusta rotazione  dove il bello non venga scambiato per banale, dove l'amore non venga confuso con l'ipocrisia, dove la religiosità non prenda il sopravvento come forza negativa di dominio, dove l'essere umano sappia riprendere in mano la propria forza vitale senza paura.
La paura, sentimento strisciante che incide sulle tematiche di tutti i giorni, quotidiano, politico, medico, spesso siamo confortati dal fatto che mediocremente ci riteniamo coraggiosi, senza tener conto che la paura ci attanaglia, ci stritola, ci avvolge in quelle spire che spesso ci fanno rinunciare a combattere per avere parte fondamentale della nostra vita.
Sicuramente è un'aspirazione surreale la mia, ma una cosa è certa "IO CI CREDO", e spero che altri pazzi come me pensino e desiderino la stessa cosa: una vita da ESSERE UMANO, che sia degna di questo nome.
Senza paura vivere, desiderando, auspicando, farneticando, pensando, volendo, vivere con amore quello che mi appartiene, senza che uno qualsiasi possa portare modifiche a questo.
Adesso una bella ricetta di un dolce che dolcifichi in maniera forte la nostra giornata.

Torta dei mille desideri



Ingredienti:
un pan di spagna già pronto, oppure una mia ricetta
una crema pasticcera fatta come segue:
3 uova fresche, dove useremo solo i tuorli,
4 cucchiai di zucchero o fruttosio,
3 cucchiai di farina o 4 cucchiai di fecola di patate,
1/2lt di latte vaccino oppure latte di riso ricordandoci che se usiamo del latte vegetale aggiungiamo un cucchiaio di farina,
3 cucchiai di cacao amaro o se preferite cioccolato fondente 100gr,
3 cucchiai di gocce di cioccolato fondente,
un baccello di vaniglia.
Per la bagna usare del liquore dolce allungato con acqua.

Sbattere i rossi con lo zucchero, intanto mettiamo a bollire il latte con la vaniglia, quando i rossi sono ben montati aggiungere la farina, il cacao o il cioccolato sciolto a bagnomaria,  mescolando delicatamente, subito dopo aggiungere lentamente il latte. In una pentola mettere dell'acqua a bollire ed immergere il contenitore della nostra crema facendo cuocere a bagnomaria. Quando inizierà a bollire e ad essere densa togliere dal fuoco lasciare raffreddare, intanto prendere il pan di spagna tagliarlo in due parti, bagnare con il liquore, spalmare la crema mettere le gocce di cioccolato, poi aggiungere l'altro strato, bagnare di nuovo e rimettere la crema mettere altre gocce di cioccolato. riporre in frigo e servire freddo.
Buone coccole a tutti.

Un abbraccio forte ed intenso come il cioccolato!

Doriana

giovedì 19 ottobre 2017

Ridere...

Adesso si fanno terapie della risata, yoga della risata.
Bene ridere sicuramente è una terapia ottima per il nostro corpo, per le difese immunitarie, per la psiche, per la mente...ma con chi ridere?
Mi chiedo perché si finisce di ridere durante la vita.
Ricordo perfettamente all'età di 20/30 anni le risate che mi facevo insieme alla mia migliore amica Antonella, tutto era perfetto per una battuta arguta seguita da una risata sonora.
Piano piano, lentamente quel ridere si è affievolito perdendo quella energia che ti faceva scuotere dalle risate, ti faceva piangere dal ridere, e non potevi fermarti perché solo guardandoti negli occhi ricominciavi a ridere.
Ma dove è finito questo meraviglioso sorriso senza poi grandi ragioni, poteva essere un tipo strano che passava, una stranezza che ti era accaduta durante la giornata oppure una tua defaillance che ti faceva piegare in due dalle risate.
Ti prendeva la pancia e i muscoli si contraevano fino a farti male, meglio di tutti gli addominali fatti in palestra.
Ma cosa succede durante gli anni, perché non riusciamo più a ridere, non dico sorridere, ma ridere, ridere a crepapelle.
Come possiamo fare per tornare a ridere, perché non ci sono terapie omeopatiche del buon umore, perché non abbiamo a disposizione un'aspirina del sorriso, tornare a ridere è quello di cui abbiamo bisogno!
Vediamo se riesco a darvi una ricetta economica e salutare.
Prendiamo la nostra vita passata dai 30 anni in su' e iniziamo a guardarla come se fossimo al cinema, il tuo film scorre inesorabile sullo schermo. Guardiamo attentamente come se non ci appartenesse, iniziamo da quello che spesso cambia la vita degli esseri umani: il matrimonio
Mi vedo quel giorno come se fosse adesso, l'abito pronto ed indossato, e per la grande paura una diarrea da non credere per una stitica come me! C'è da ridere!
Mentre finisco di prepararmi, i genitori di lui, chiaramente senza diarrea, in disparte, con una paura inesprimibile verso questa unione, che come si leggeva nei Promessi Sposi " sto' matrimonio non sa' da fare", non ridevano affatto.
Poi si arriva in chiesa, auto bellissima, chiaramente prestata da un amico carissimo di tuo marito, che dopo quel giorno diventa irrintracciabile. Come anche è poi accaduto alla mia carissima testimone, ed al grandissimo amico d'infanzia del tuo consorte, anche lui svanito nel nulla della vita!
Già questo fa molto ridere, ma a distanza di tanti anni fa anche pensare...
A cosa non ve lo dico adesso!
Intanto mi sono fatta veramente delle belle risate!
Grazie a questo film in 3D forse si riesce a capire il senso della vita attraverso tanto ridere...ridere a crepapelle!

Un abbraccio forte e tante risate, iniziate a ridere della vostra/nostra vita, per allungare la vita stessa, per poterla gustare fino in fondo!


Doriana